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Il fashion world di arance, banane, ortiche, alghe e caffè.



Una nuova visione sta emergendo nel mondo tessile, una visione di maggiore sensibilità e consapevolezza. Filati vegetali, biotecnologie e ingredienti naturali stanno guidando un cambiamento radicale, spingendo il settore a riflettere sull’impatto ambientale e sulla responsabilità sociale. Un neologismo, “Econogy”, che unisce economy ed ecology, ha acceso i riflettori sul concetto di sostenibilità. Tra le tendenze emergenti, spicca la “New Sensitivity”, un mix di materiali innovativi, tessuti tecnici e proposte nate dalla ricerca che evidenziano il ruolo pionieristico della trasformazione tessile.


Tre sono le strade che portano a una produzione più sensibile: i tessuti a base vegetale, la tecnologia per un’ottimizzazione virtuosa dei cicli tessili e l’uso biotecnologico di ingredienti naturali. I “Future Materials” sono i protagonisti assoluti, con un approccio volto a rinnovare e ripristinare le risorse, con un occhio di riguardo all’ambiente.


Il mondo dei tessuti sta vivendo un’epoca di incredibile diversità, con la possibilità di creare sinergie tra i sistemi produttivi alimentari e quelli tessili. Essere “eco-friendly”, green, eco-sostenibile o amico della terra, oggi più che mai, è una condizione necessaria per il nostro avvenire e per garantire alle generazioni future tutte le condizioni e le risorse necessarie per la sopravvivenza.


La soluzione per questa rivoluzione eco-friendly si chiama bio-fabbricazione, la cui definizione ufficiale è, “la produzione di prodotti biologici viventi e non a partire da materie prime come cellule, molecole, matrici extracellulari e biomateriali”. In parole più semplici, è lo sviluppo di prodotti realizzati esclusivamente con materiali organici e quindi biodegradabili al 100%.

Il connubio moda-tecnologia è diventato pertanto l’elemento trainante di un sistema in continua evoluzione, che cerca di soddisfare le richieste di una clientela con chiare aspettative ed esigenze che possono essere appagate soltanto da un’offerta di prodotti sempre più competitivi ed innovativi. Per accrescere la propria competitività, l’industria tessile deve da un lato valorizzare le produzioni tradizionali mediante prodotti ad elevate caratteristiche prestazionali, dall’altro promuovere l’utilizzo di materiali tessili in quei settori industriali dove flessibilità, leggerezza, resistenza possono apportare significative applicazioni ad altissimo valore aggiunto.


Tra le ultime innovazioni, spicca la fibra "Seacell", una rivoluzionaria soluzione tessile derivata dalla cellulosa delle alghe marine. La sua peculiarità risiede nella composizione unica, dove estratti di alghe e ioni d'argento sono permanentemente integrati nella fibra cellulosa. Questa combinazione non solo conferisce al tessuto proprietà antibatteriche naturali, ma promuove anche un senso di benessere. La fibra Seacell è frutto di una raccolta sostenibile di alghe marine in Europa e si distingue per il suo processo chimico brevettato. Le alghe, raccolte in modo eco-friendly, vengono disidratate e polverizzate prima di essere incorporate in un composto di cellulosa naturale. Questo processo avviene attraverso una tecnologia innovativa che assicura la fusione armoniosa tra cellulosa e alghe, dando vita a fibre Seacell™. Un punto di forza di Seacell è la provenienza delle alghe marine, raccolte negli eccezionali fiordi islandesi. Questo ecosistema unico offre alghe marine ricche di sostanze preziose. Rispetto ad altre fonti naturali, i fiordi islandesi presentano un elevato contenuto di minerali, vitamine e oligoelementi. La produzione di Seacell coinvolge un processo avanzato in cui la cellulosa di alga marina viene disciolta e incorporata in cellulose provenienti da altre piante. Il risultato finale sono fibre caratterizzate da un'elevata resistenza e una bassa percentuale di restringimento, conferendo al tessuto durabilità e versatilità.


Un altro esempio di trasformazione di elementi biodegradabili è dato dal Giappone, dove sin dal tredicesimo secolo le banane vengono utilizzate per realizzare un tessuto leggerissimo, lo “jusi”, tuttora impiegato per il confezionamento dei kimono. Lo jusi è un simil-cotone, la cui materia prima proviene essenzialmente dagli “steli” cui sono attaccati i caschi di banane che gli agricoltori lasciano in giardino dopo un raccolto e solitamente gettati via. I gambi e le foglie dell’albero sono rimossi e trasformati in una fibra flessibile.



Altri esempi interessanti: l’ortica non si usa solo nelle zuppe, poiché già dalla Seconda Guerra Mondiale i tedeschi utilizzavano la fibra di ortica in alternativa al cotone per fabbricare le proprie uniformi, in quanto il mercato tessile era dominato dall’Inghilterra, paese allora nemico. Oggi l’ortica è entrata a tutti gli effetti nel mondo della moda grazie a diversi progetti europei, fra cui l’italiana Grado Zero con la giacca 100% fibra d’ortica. I vantaggi di questa fibra sono notevoli: non ha bisogno di fertilizzanti e per la coltivazione richiede poca acqua, classificandosi così tra le fibre più sostenibili.


Tra le fibre di origine cellulosica ricavate dai vegetali c’è l’Orange Fiber, la prima fibra ricavata dal “pastazzo” d’agrumi, ossia quel residuo umido che resta al termine della produzione industriale del succo di agrumi. Dall’aspetto serico simile all’acetato, il tessuto è anche biodegradabile.


Novità recentissima, i tessuti realizzati utilizzando gli scarti del caffè permettono un rapido assorbimento del sudore, proteggono contro i raggi nocivi solari e cancellano gli odori, risultando ottimi per applicazioni nel settore dell’abbigliamento sportivo.


Alghe, banane, ortica, arancia, caffè… al servizio del fashion world. L’innovazione si conferma in tal modo la scelta più responsabile, vincente e competitiva per proporre al mercato articoli ecosostenibili e di qualità per una moda che guarda al futuro. Se da un lato bisogna ammettere che molte delle novità sono ancora in fase prototipale e presentano limiti, dall’altro la ricerca ci dimostra che è possibile immaginare un futuro diverso dal presente che stiamo vivendo. Le alternative ci sono sempre, basta cercarle e (ovviamente) investirci. È in quest’ottica che si rende prioritario preservare ciò che abbiamo, il mondo in cui viviamo, la natura e l’ambiente.

 

Rossano Bisio


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