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Milano e New York fra “Settecento!” e Christian Dior.



Prosegue la mostra di “Palazzo Morando” intitolata “SETTECENTO!”; allestimento il cui le due curatrici, Prof.ssa Enrica Morini e Prof.ssa Margherita Rosina, ci conducono a scoprire come il gusto del secolo dei lumi possa contaminare la nostra contemporaneità.


Protagonisti assoluti della mostra meneghina sono 3 abiti del XVIII secolo appartenuti ad una nobile famiglia gardesana e giunti sino a noi miracolosamente intatti, i quali, grazie allo spirito filantropico dell’associazione “Amichae”, sono stati donati allo storico museo milanese di costume, moda e immagine.


I tre indumenti sono foggiati ispirandosi ai dettami de “Robe à la Française” e “Robe à l’Anglaise”, stili che caratterizzarono la moda europea dagli anni 30 del XVIII secolo sino alla Rivoluzione Francese, declinati in varie configurazioni ma caratterizzati da corpetti steccati e gonne ampie.


I tessuti in cui sono realizzati non possono che suscitare ammirazione e interesse da parte di noi disegnatori per la perizia e l’ingegno con cui sono stati realizzati. Completamente prodotti in seta, hanno una riduzione finita apparente di circa 75/80 fili al cm (!) e di poco inferiore in trama. La struttura dell’intreccio d’armatura è molto complessa, ma, semplificando, possono essere assimilati a tessuti doppia catena intrecciati con trame sia lanciate che spolinate.


Il percorso museale suggerisce come questo connubio fra charme e raffinatezza tecnica abbia influenzato le epoche successive sino ad approdare ai giorni nostri. Infatti, i 3 abiti sono stati abbinati a generosi prestiti da parte degli archivi di Dolce&Gabbana, Fondazione Gianfranco Ferré, Max Mara, Versace e Vivienne Westwood, sottolineandone le suggestioni.



Appena conclusa invece al Brooklyn Museum (New York) la mostra “Christian Dior: Designer of Dreams”, in cui si ripercorrevano I 70 anni della Maison. La mostra ha posto in risalto sia lo stile iconico del fondatore, sia la cifra stilistica dei vari designer che si sono susseguiti come direttori artistici.

Oltre a sottolineare il connubio fra la maison francese e gli Stati Uniti, la mostra ha evidenziato come le idee pionieristiche di Christian Dior abbiano creato una rivoluzione nel mondo della moda del secondo dopoguerra, e come alcune di queste creazioni possano essere considerate una rivisitazione degli stilemi della moda settecentesca.



Farid Chenoune, storico della moda, sostiene che Dior è l’anti-Chanel e riprende il filo della moda del dopoguerra dove Madame Coco l’aveva interrotta. Si torna a bustier e corsetti che evidenziano le parti anatomiche del corpo, creando armoniche composizioni di vitino-glutei-seno che iperfemminizzano la silhouette e la propongono in maniera estremamente raffinata.


La mostra esemplifica molte delle silhouette leggendarie del couturier francese, tra cui le linee “Corolle” (la gonna modellata a corolla floreale) e “En Huit” (in cui si proponeva una sagomatura femminile a forma di 8) che debuttò nella collezione Haute Couture Primavera Estate 1947.



All’ interno di questa linea emergeva Bar, un tailleur completo pomeridiano composto da una giacca shantung naturale écru e una gonna in “crepella” di lana a pieghe.





Rossano Bisio


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